Lo so. Lo so che da un mese questo blog è muto. Ma ho anche scritto più volte che se non si ha nulla da dire, di solito è meglio stare in silenzio. Ma è Natale, e allora voglio regalare ai pochi eventuali lettori rimasti, un vecchio racconto... Ha tredici anni ma forse...
CHI L'HA DETTO CHE NON È NATALE?
Nel paese di Burozia il progresso aveva fatto davvero passi da gigante.
Si era cominciato con le innovazioni più normali, quali gli innumerevoli elettrodomestici che avevano facilitato la vita dei buroziani fino a permettere loro di non dover fare più nulla da soli, dall'allacciarsi le scarpe a mettersi le dita nel naso, perché c'era per ogni necessità la macchinetta adatta. Poi si era andati avanti con la completa automatizzazione di tutto. Ogni cosa era programmabile anche dall'esterno, per mezzo di tutta una serie di telecomandi che, in qualunque posto ci si trovasse, erano in grado di trasmettere i loro segnali. A poco a poco si era arrivati a quello che la classe politica buroziana considerava l'Estremo Punto d'Arrivo: il non dover più uscire di casa.
Non ce n'era più bisogno: infatti, tramite reti telematiche, antenne, sistemi di comunicazione a distanza, tutti ora potevano fare tutto senza muoversi. Anche il cibo veniva distribuito, ovviamente in scatola, attraverso una complicata rete di tubi trasportatori che aveva terminali in ogni casa. Passarono di moda i computer portatili e i telefoni cellulari: tutta roba vecchia, che presupponeva un movimento del suo possessore, e quindi l'esigenza di portarsi dietro gli strumenti di lavoro. I giornali arrivavano via fax o via modem. E la televisione faceva il resto, divenendo l'unica voce esterna che i buroziani potevano sentire.
Così la gente sapeva solo quello che diceva la televisione. E quello che diceva la televisione era vero. Così, se non si voleva far sapere una cosa, bastava che la tivù non la dicesse.
Un anno, dopo che un sondaggio sulla popolarità gli aveva assegnato il secondo posto dopo Gesù Cristo, il padrone di tutti i canali della televisione decise che non gli faceva comodo che fosse Natale. E così fece in modo che nessuno, in nessuna trasmissione, spot pubblicitario o telegiornale, ne parlasse. E così avvenne, e così fu da quell'anno in poi...
Anna abitava in un paesino quasi ai confini di Burozia. In mezzo alle montagne: era l'unico posto in cui, incredibile ma vero, i segnali della televisione non arrivavano. E siccome la tivù non c'era, nessuno sapeva che quel paesino esisteva, e nessuno se ne preoccupava. Tanto meno gli abitanti, che non essendo minimamente toccati dall'ondata di progresso, avevano continuato a vivere come se niente fosse. Certo, erano dei primitivi: continuavano a cucinare sul fuoco, a raccogliere la frutta dagli alberi e a godersi il sole fuori casa... ma nonostante questo erano felici.
C'era una strada che dal paesino scendeva a valle. Ma non arrivava mai nessuno da di là, e nessuno aveva mai sentito il bisogno di andare a vedere dove portasse. Finché non scappò il gatto. Il gatto di Anna, un gatto grigio tigrato che si chiamava Billy, e che era tanto curioso quanto irrequieto.
E il 22 dicembre Billy decise di andare a vedere come era fatto il mondo.
Qualcuno lo aveva visto imboccare la strada, ma nessuno era riuscito a fermarlo. Se Anna lo rivoleva doveva andarlo a cercare, e chissà dove era andato. La ragazzina non si perse d'animo, e s'incamminò a sua volta per la famosa e sconosciuta strada.
Cammina cammina, Anna arrivò a fondo valle. Di Billy nemmeno l'ombra, ma non solo: non c'era anima viva in giro. In lontananza si vedeva un piccolo paese, e fu lì che si diresse.
Le strade erano vuote, ma dalle case uscivano delle luci azzurrine. E sui tetti, su tutti i tetti, una selva di antenne. Cose che Anna non aveva mai visto. In giro sembrava che non passasse nessuno da molto tempo. Non c'era un' automobile, non c'era una cartaccia, solo un enorme strato di polvere accumulata, che nessuno evidentemente si dava la pena di levare. La gente, se c'era, era chiusa in casa.
La cosa che più colpì Anna fu la completa assenza di ogni decorazione natalizia, nonostante mancassero solo tre giorni al Natale. Nel suo paese c'era un grande albero pieno di luci colorate e un bel presepio costruito proprio nella piazza della chiesa. Qui nulla. Anche i negozi sembravano abbandonati da tempo.
Le case erano collegate da grandi tubi di metallo azzurri, che pescavano nel terreno, moderne radici da cui evidentemente si alimentavano.
Anna percorse quello strano paesaggio con un po' di timore. Avrebbe voluto chiamare Billy, ma le sembrava che in quel silenzio irreale il suo richiamo sarebbe risultato quasi sconveniente.
Poi vide una piccola luce.
Proprio laggiù in fondo, da sotto la porta di una casa isolata, una casa che, a differenza delle altre, sembrava disabitata. Senza antenne, senza tubi e senza luci azzurrine dalle finestre.
Una casa diversa da tutte le altre proprio perché era come lei sapeva essere le case, una luce che le appariva, chissà perché, familiare. Si avvicinò alla porta e bussò.
Venne ad aprire un uomo di mezza età, magrissimo e dall'aria triste.
- Sì?
- Scusi... ha mica visto il mio gatto?
Sul viso dell'uomo si dipinse un intero arcobaleno di espressioni. Dallo stupore alla contentezza, all'incredulità. Rispose quasi balbettando. Aveva evidentemente difficoltà ad articolare le parole.
- Ma... ma... sì, il gatto. Credo di sì...
Incespicando, l'uomo fece cenno ad Anna di entrare in casa.
Una casa arredata con gusto, ma dove tutto sembrava antico e fuori luogo, se confrontato con l'esterno. C'erano anche molti libri, tutti vecchissimi.
In cucina c'era Billy, intento a leccare con gusto una ciotola di latte.
- Per fortuna è venuto da me. Io ho ancora una mucca, e il latte fresco. Ma tutti gli altri non sanno più cosa significa. Tutto in polvere! - disse l'uomo, con una smorfia.
E le raccontò quello che era successo in quegli anni.
L'uomo si chiamava Tommaso, ed era l'unico nel paese a non avere la televisione. Anna ascoltava con la bocca aperta.
- Io sono riuscito a resistere, ma solo perché non davo loro fastidio. Uno dopo l'altro, tutti si sono chiusi in casa, non ho avuto più nessuno con cui discutere.
- Ma... - chiese alla fine - Non vi fate nemmeno i regali per Natale?
Sul viso di Tommaso passò una nuvola di tristezza e di stupore.
- Il Natale? Ma perché, esiste ancora?
- Certo, noi lo festeggiamo sempre: facciamo l'albero, il presepe, cantiamo e ci facciamo i regali...
- Eh, vallo a dire al padrone del paese. Qui quello che non dicono in televisione non esiste. E se vi scoprono, .lassù in montagna, vi riducono come noi. Quasi quasi vengo via con te!
Anna ci pensò su in silenzio. Intanto Billy le era saltato in grembo e aveva cominciato a fare le fusa.
- Se vuoi puoi venire... - disse - Ma non è meglio cercare di far tornare le cose a posto?
Tommaso rise a denti stretti.
- E credi che io non ci abbia provato? Mi hanno preso per matto!
Anna sorrise, grattando la testa di Billy.
- Perché eri da solo. Lascia che chiami i miei amici, e vedrai...
- Ma come li chiami?
- Beh, il telefono lo abbiamo anche noi...
- Ma io no! Anche quello hanno abolito, quando hanno collegato tutti alle reti telematiche!- esclamò Tommaso.
Cercarono per strada un telefono pubblico. Esisteva ancora una vecchia cabina, cadente e diroccata. Anna riuscì a comporre un numero e a fare una telefonata, appena in tempo prima che l'apparecchio cadesse a pezzi.
Due ore dopo, una piccola banda di ragazzi era all'opera nella piazza del paese deserto. Montarono un grande albero, e lo addobbarono con ogni tipo di decorazioni. Quindi accesero tutto intorno dei fuochi, che illuminarono di vita nuova tutto quell'ambiente polveroso e abbandonato.
- E adesso... - disse Anna ammiccando - Come si toglie la corrente?
Tommaso la guardò incredulo.
- C'è un interruttore generale... ma è protetto da allarmi sofisticatissimi, ci sono i robot-guardiani che controllano, nessuno si può avvicinare...
- Fammi vedere dov'è. - disse Anna, sicura.
Andarono tutti. La centralina sembrava davvero un bunker inespugnabile. Con tanto di filo spinato elettrificato e allarmi dappertutto.
- Là dentro c'è un interruttore che può togliere la corrente a tutto il paese. Ma...
Senza aspettare altro, Anna bisbigliò qualcosa nell'orecchio di Billy.
Il gatto si mosse rapidamente, superò i reticolati senza muoverli, e sparì dentro il bunker. Cinque minuti dopo, con un sibilo, tutte le luci, le televisioni, le macchine del paese si fermarono.
I ragazzi, Tommaso e il gatto tornarono di corsa nella piazza, intorno all'albero, e qui iniziarono a cantare, accompagnati dal suono delle chitarre, illuminati dalle luci dei falò, le uniche in tutto il circondario.
Non passarono più di dieci minuti, forse meno.
Con un grande sfarfallìo di pale, un nugolo di elicotteri comparve nel cielo, e si fermò a picco sulla piazzetta. Grandi fasci di luce bianca tagliarono il buio, e una voce altrettanto tagliente interruppe la musica.
- Tornate a casa! Tornate a casa!
I ragazzi ammutolirono, stringendosi gli uni agli altri. Tommaso tremava, indicando l'elicottero più grande.
- È lui... - farfugliava - È lui in persona...
Intanto, dagli elicotteri venivano gettate delle corde, con le quali alcuni robot azzurri iniziavano a scendere. E la voce megafonata continuava a berciare:
- È per il vostro bene... Tornate in casa...
I robot avevano circondato il falò, e adesso attendevano un segnale per agire. Dall'elicottero grande venne giù una scala mobile, uguale a quelle dei supermercati, e una figura vestita di blu scuro iniziò a calare verso il basso, mentre un riflettore lo illuminava. Si fermò a metà del percorso e, allargando lentamente le braccia, con un sorriso che arrivava da un orecchio all'altro, disse:
- Non vi preoccupate, non succede niente. Adesso rimettiamo tutto a posto e tutto riprenderà a funzionare come prima... ma dovete fare i bravi e tornare a casa.
La gente, dentro le case, si era trovata improvvisamente al buio, e molti si accorsero di non essere più capaci di vedere nulla. I loro occhi non si abituavano più all'oscurità, come una volta, e senza quel rettangolino luminoso era la cecità totale.
A tastoni cercavano di muoversi, liberandosi dei tubi a cui erano collegati per tutte le esigenze fisiologiche, e scoprivano intorno altri corpi che facevano lo stesso, senza poterli vedere.
Dalle loro gole atrofizzate uscivano suoni gutturali, e molti una volta in piedi cadevano in terra, perché non erano più capaci di stare dritti.
Nelle case buie, dove non si trovava nemmeno una candela perché anche quelle non usavano più, arrivavano rumori e voci provenienti da fuori.
Faticosamente, attratto da quel suono, qualcuno iniziò ad uscire di casa.
Le porte e le finestre erano incastrate, provarono a spallate, o con lo scalpello, ma alla fine le prime teste, irsute e pallide, si affacciarono.
La gente, quelli che riuscivano a vedere qualcosa, stropicciando gli occhi divenuti enormi, vedeva quella scena da film, illuminata a giorno, con gli elicotteri sospesi per aria, i robot schierati tutto intorno e lui, il Capo supremo, a metà della sua scala mobile, in atteggiamento benedicente.
Tutti avevano i telecomandi saldamente incastrati nelle mani, chi nella destra chi nella sinistra, ormai protesi necessarie e inscindibili, organi vitali più delle gambe o della laringe, che infatti dimostravano tutte le loro ruggini.
Un uomo, evidentemente infastidito da quell'improvviso, violento chiarore, con un gesto abituale come un tic nervoso puntò il suo telecomando verso quella scena. E uno dei robot azzurri scomparve in un fumo grigiastro.
- Sì! - si scosse Anna, illuminandosi - Sì, è così che li possiamo vincere! Ragazzi, questa gente non esiste! Ci sono solo perché la televisione ce lo ha fatto credere! Forza, cambiamo canale!
L'uomo sulla scala si agitò.
- No, non datele retta! Cosa fareste senza televisione? Come passerete le vostre serate? Fermi, tornate in casa...
I robot, minacciosi, cominciarono ad avvicinarsi alla gente.
- Usate i telecomandi! Coraggio! - urlava Anna.
- Non ti capiscono... - disse Tommaso - Bisogna usare l'unico linguaggio che sono in grado di comprendere...
E l'uomo, raccogliendo tutto il fiato che aveva, gridò:
- Pubblicità!
Istintivamente, tutti schiacciarono i telecomandi.
Una enorme nuvola di fumo grigio avvolse l'intera piazza.
Quando si dissolse, non c'erano più né robot, né elicotteri, né scale mobili.
Solo il falò, i ragazzi, Tommaso, il gatto, l'albero di Natale.
E le persone che, barcollando e aiutandosi con le mani, si avvicinarono a quel grande falò, mentre il ricordo di qualcosa di molto lontano, di dimenticato chissà dove, iniziava a riaffiorare.
Nel paese di Burozia il progresso aveva fatto davvero passi da gigante.
Si era cominciato con le innovazioni più normali, quali gli innumerevoli elettrodomestici che avevano facilitato la vita dei buroziani fino a permettere loro di non dover fare più nulla da soli, dall'allacciarsi le scarpe a mettersi le dita nel naso, perché c'era per ogni necessità la macchinetta adatta. Poi si era andati avanti con la completa automatizzazione di tutto. Ogni cosa era programmabile anche dall'esterno, per mezzo di tutta una serie di telecomandi che, in qualunque posto ci si trovasse, erano in grado di trasmettere i loro segnali. A poco a poco si era arrivati a quello che la classe politica buroziana considerava l'Estremo Punto d'Arrivo: il non dover più uscire di casa.
Non ce n'era più bisogno: infatti, tramite reti telematiche, antenne, sistemi di comunicazione a distanza, tutti ora potevano fare tutto senza muoversi. Anche il cibo veniva distribuito, ovviamente in scatola, attraverso una complicata rete di tubi trasportatori che aveva terminali in ogni casa. Passarono di moda i computer portatili e i telefoni cellulari: tutta roba vecchia, che presupponeva un movimento del suo possessore, e quindi l'esigenza di portarsi dietro gli strumenti di lavoro. I giornali arrivavano via fax o via modem. E la televisione faceva il resto, divenendo l'unica voce esterna che i buroziani potevano sentire.
Così la gente sapeva solo quello che diceva la televisione. E quello che diceva la televisione era vero. Così, se non si voleva far sapere una cosa, bastava che la tivù non la dicesse.
Un anno, dopo che un sondaggio sulla popolarità gli aveva assegnato il secondo posto dopo Gesù Cristo, il padrone di tutti i canali della televisione decise che non gli faceva comodo che fosse Natale. E così fece in modo che nessuno, in nessuna trasmissione, spot pubblicitario o telegiornale, ne parlasse. E così avvenne, e così fu da quell'anno in poi...
Anna abitava in un paesino quasi ai confini di Burozia. In mezzo alle montagne: era l'unico posto in cui, incredibile ma vero, i segnali della televisione non arrivavano. E siccome la tivù non c'era, nessuno sapeva che quel paesino esisteva, e nessuno se ne preoccupava. Tanto meno gli abitanti, che non essendo minimamente toccati dall'ondata di progresso, avevano continuato a vivere come se niente fosse. Certo, erano dei primitivi: continuavano a cucinare sul fuoco, a raccogliere la frutta dagli alberi e a godersi il sole fuori casa... ma nonostante questo erano felici.
C'era una strada che dal paesino scendeva a valle. Ma non arrivava mai nessuno da di là, e nessuno aveva mai sentito il bisogno di andare a vedere dove portasse. Finché non scappò il gatto. Il gatto di Anna, un gatto grigio tigrato che si chiamava Billy, e che era tanto curioso quanto irrequieto.
E il 22 dicembre Billy decise di andare a vedere come era fatto il mondo.
Qualcuno lo aveva visto imboccare la strada, ma nessuno era riuscito a fermarlo. Se Anna lo rivoleva doveva andarlo a cercare, e chissà dove era andato. La ragazzina non si perse d'animo, e s'incamminò a sua volta per la famosa e sconosciuta strada.
Cammina cammina, Anna arrivò a fondo valle. Di Billy nemmeno l'ombra, ma non solo: non c'era anima viva in giro. In lontananza si vedeva un piccolo paese, e fu lì che si diresse.
Le strade erano vuote, ma dalle case uscivano delle luci azzurrine. E sui tetti, su tutti i tetti, una selva di antenne. Cose che Anna non aveva mai visto. In giro sembrava che non passasse nessuno da molto tempo. Non c'era un' automobile, non c'era una cartaccia, solo un enorme strato di polvere accumulata, che nessuno evidentemente si dava la pena di levare. La gente, se c'era, era chiusa in casa.
La cosa che più colpì Anna fu la completa assenza di ogni decorazione natalizia, nonostante mancassero solo tre giorni al Natale. Nel suo paese c'era un grande albero pieno di luci colorate e un bel presepio costruito proprio nella piazza della chiesa. Qui nulla. Anche i negozi sembravano abbandonati da tempo.
Le case erano collegate da grandi tubi di metallo azzurri, che pescavano nel terreno, moderne radici da cui evidentemente si alimentavano.
Anna percorse quello strano paesaggio con un po' di timore. Avrebbe voluto chiamare Billy, ma le sembrava che in quel silenzio irreale il suo richiamo sarebbe risultato quasi sconveniente.
Poi vide una piccola luce.
Proprio laggiù in fondo, da sotto la porta di una casa isolata, una casa che, a differenza delle altre, sembrava disabitata. Senza antenne, senza tubi e senza luci azzurrine dalle finestre.
Una casa diversa da tutte le altre proprio perché era come lei sapeva essere le case, una luce che le appariva, chissà perché, familiare. Si avvicinò alla porta e bussò.
Venne ad aprire un uomo di mezza età, magrissimo e dall'aria triste.
- Sì?
- Scusi... ha mica visto il mio gatto?
Sul viso dell'uomo si dipinse un intero arcobaleno di espressioni. Dallo stupore alla contentezza, all'incredulità. Rispose quasi balbettando. Aveva evidentemente difficoltà ad articolare le parole.
- Ma... ma... sì, il gatto. Credo di sì...
Incespicando, l'uomo fece cenno ad Anna di entrare in casa.
Una casa arredata con gusto, ma dove tutto sembrava antico e fuori luogo, se confrontato con l'esterno. C'erano anche molti libri, tutti vecchissimi.
In cucina c'era Billy, intento a leccare con gusto una ciotola di latte.
- Per fortuna è venuto da me. Io ho ancora una mucca, e il latte fresco. Ma tutti gli altri non sanno più cosa significa. Tutto in polvere! - disse l'uomo, con una smorfia.
E le raccontò quello che era successo in quegli anni.
L'uomo si chiamava Tommaso, ed era l'unico nel paese a non avere la televisione. Anna ascoltava con la bocca aperta.
- Io sono riuscito a resistere, ma solo perché non davo loro fastidio. Uno dopo l'altro, tutti si sono chiusi in casa, non ho avuto più nessuno con cui discutere.
- Ma... - chiese alla fine - Non vi fate nemmeno i regali per Natale?
Sul viso di Tommaso passò una nuvola di tristezza e di stupore.
- Il Natale? Ma perché, esiste ancora?
- Certo, noi lo festeggiamo sempre: facciamo l'albero, il presepe, cantiamo e ci facciamo i regali...
- Eh, vallo a dire al padrone del paese. Qui quello che non dicono in televisione non esiste. E se vi scoprono, .lassù in montagna, vi riducono come noi. Quasi quasi vengo via con te!
Anna ci pensò su in silenzio. Intanto Billy le era saltato in grembo e aveva cominciato a fare le fusa.
- Se vuoi puoi venire... - disse - Ma non è meglio cercare di far tornare le cose a posto?
Tommaso rise a denti stretti.
- E credi che io non ci abbia provato? Mi hanno preso per matto!
Anna sorrise, grattando la testa di Billy.
- Perché eri da solo. Lascia che chiami i miei amici, e vedrai...
- Ma come li chiami?
- Beh, il telefono lo abbiamo anche noi...
- Ma io no! Anche quello hanno abolito, quando hanno collegato tutti alle reti telematiche!- esclamò Tommaso.
Cercarono per strada un telefono pubblico. Esisteva ancora una vecchia cabina, cadente e diroccata. Anna riuscì a comporre un numero e a fare una telefonata, appena in tempo prima che l'apparecchio cadesse a pezzi.
Due ore dopo, una piccola banda di ragazzi era all'opera nella piazza del paese deserto. Montarono un grande albero, e lo addobbarono con ogni tipo di decorazioni. Quindi accesero tutto intorno dei fuochi, che illuminarono di vita nuova tutto quell'ambiente polveroso e abbandonato.
- E adesso... - disse Anna ammiccando - Come si toglie la corrente?
Tommaso la guardò incredulo.
- C'è un interruttore generale... ma è protetto da allarmi sofisticatissimi, ci sono i robot-guardiani che controllano, nessuno si può avvicinare...
- Fammi vedere dov'è. - disse Anna, sicura.
Andarono tutti. La centralina sembrava davvero un bunker inespugnabile. Con tanto di filo spinato elettrificato e allarmi dappertutto.
- Là dentro c'è un interruttore che può togliere la corrente a tutto il paese. Ma...
Senza aspettare altro, Anna bisbigliò qualcosa nell'orecchio di Billy.
Il gatto si mosse rapidamente, superò i reticolati senza muoverli, e sparì dentro il bunker. Cinque minuti dopo, con un sibilo, tutte le luci, le televisioni, le macchine del paese si fermarono.
I ragazzi, Tommaso e il gatto tornarono di corsa nella piazza, intorno all'albero, e qui iniziarono a cantare, accompagnati dal suono delle chitarre, illuminati dalle luci dei falò, le uniche in tutto il circondario.
Non passarono più di dieci minuti, forse meno.
Con un grande sfarfallìo di pale, un nugolo di elicotteri comparve nel cielo, e si fermò a picco sulla piazzetta. Grandi fasci di luce bianca tagliarono il buio, e una voce altrettanto tagliente interruppe la musica.
- Tornate a casa! Tornate a casa!
I ragazzi ammutolirono, stringendosi gli uni agli altri. Tommaso tremava, indicando l'elicottero più grande.
- È lui... - farfugliava - È lui in persona...
Intanto, dagli elicotteri venivano gettate delle corde, con le quali alcuni robot azzurri iniziavano a scendere. E la voce megafonata continuava a berciare:
- È per il vostro bene... Tornate in casa...
I robot avevano circondato il falò, e adesso attendevano un segnale per agire. Dall'elicottero grande venne giù una scala mobile, uguale a quelle dei supermercati, e una figura vestita di blu scuro iniziò a calare verso il basso, mentre un riflettore lo illuminava. Si fermò a metà del percorso e, allargando lentamente le braccia, con un sorriso che arrivava da un orecchio all'altro, disse:
- Non vi preoccupate, non succede niente. Adesso rimettiamo tutto a posto e tutto riprenderà a funzionare come prima... ma dovete fare i bravi e tornare a casa.
La gente, dentro le case, si era trovata improvvisamente al buio, e molti si accorsero di non essere più capaci di vedere nulla. I loro occhi non si abituavano più all'oscurità, come una volta, e senza quel rettangolino luminoso era la cecità totale.
A tastoni cercavano di muoversi, liberandosi dei tubi a cui erano collegati per tutte le esigenze fisiologiche, e scoprivano intorno altri corpi che facevano lo stesso, senza poterli vedere.
Dalle loro gole atrofizzate uscivano suoni gutturali, e molti una volta in piedi cadevano in terra, perché non erano più capaci di stare dritti.
Nelle case buie, dove non si trovava nemmeno una candela perché anche quelle non usavano più, arrivavano rumori e voci provenienti da fuori.
Faticosamente, attratto da quel suono, qualcuno iniziò ad uscire di casa.
Le porte e le finestre erano incastrate, provarono a spallate, o con lo scalpello, ma alla fine le prime teste, irsute e pallide, si affacciarono.
La gente, quelli che riuscivano a vedere qualcosa, stropicciando gli occhi divenuti enormi, vedeva quella scena da film, illuminata a giorno, con gli elicotteri sospesi per aria, i robot schierati tutto intorno e lui, il Capo supremo, a metà della sua scala mobile, in atteggiamento benedicente.
Tutti avevano i telecomandi saldamente incastrati nelle mani, chi nella destra chi nella sinistra, ormai protesi necessarie e inscindibili, organi vitali più delle gambe o della laringe, che infatti dimostravano tutte le loro ruggini.
Un uomo, evidentemente infastidito da quell'improvviso, violento chiarore, con un gesto abituale come un tic nervoso puntò il suo telecomando verso quella scena. E uno dei robot azzurri scomparve in un fumo grigiastro.
- Sì! - si scosse Anna, illuminandosi - Sì, è così che li possiamo vincere! Ragazzi, questa gente non esiste! Ci sono solo perché la televisione ce lo ha fatto credere! Forza, cambiamo canale!
L'uomo sulla scala si agitò.
- No, non datele retta! Cosa fareste senza televisione? Come passerete le vostre serate? Fermi, tornate in casa...
I robot, minacciosi, cominciarono ad avvicinarsi alla gente.
- Usate i telecomandi! Coraggio! - urlava Anna.
- Non ti capiscono... - disse Tommaso - Bisogna usare l'unico linguaggio che sono in grado di comprendere...
E l'uomo, raccogliendo tutto il fiato che aveva, gridò:
- Pubblicità!
Istintivamente, tutti schiacciarono i telecomandi.
Una enorme nuvola di fumo grigio avvolse l'intera piazza.
Quando si dissolse, non c'erano più né robot, né elicotteri, né scale mobili.
Solo il falò, i ragazzi, Tommaso, il gatto, l'albero di Natale.
E le persone che, barcollando e aiutandosi con le mani, si avvicinarono a quel grande falò, mentre il ricordo di qualcosa di molto lontano, di dimenticato chissà dove, iniziava a riaffiorare.
(da "È Natale - fiabe e racconti" di F.Maltarello e D.Frasnelli - ed. Gribaudi, 1995)
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