venerdì 3 ottobre 2008

SERIAMENTE SERIALI

Uno scrittore, o un autore, che individua un personaggio "giusto", crea una serie delle sue avventure. La serialità è una cosa abbastanza diffusa, e garantisce una certa sicurezza, un serbatoio di idee a cui attingere, in quanto c'è sempre una struttura definita in cui far accadere delle cose. Il fumetto, di solito, è sempre seriale, di qualunque genere sia, mentre nei romanzi per lo più la serialità si applica al giallo. La differenza è che, mentre per i personaggi dei fumetti il tempo è come congelato, nei romanzi c'è una evoluzione. I protagonisti disegnati sono sempre uguali: i Peanuts sono sempre bambini, Tintin sempre un adolescente, Dylan Dog ha sempre 33/35 anni. Sono sempre vestiti nello stesso modo (tranne ovviamente se devono travestirsi o mascherarsi, fa eccezione Topolino che esordisce con un paio di calzoncini, per poi cambiare in un completo). C'è ovviamente un'evoluzione grafica dello stile (almeno per i personaggi affidati sempre ad un solo disegnatore), ma la sostanza è quella. I personaggi dei romanzi invece invecchiano. Il commissario Montalbano di romanzo in romanzo accusa gli anni che passano. Maigret ad un certo punto va in pensione, anche se poi le sue gesta continuano (Simenon voleva smettere ma poi fu costretto a continuare). Per questo poi i libri andrebbero letti nell'ordine cronologico in cui sono stati scritti, proprio per cogliere le evoluzioni (o le involuzioni) dei protagonisti. Alcuni autori scrivono in anticipo l'ultimo romanzo di una serie, per chiuderla (a anche per evitare che il personaggio sopravviva a loro stessi): lo ha fatto Agatha Christie, pare lo abbia già fatto Camilleri. Conan Doyle fu costretto a resuscitare Sherlock Holmes. Nei fumetti ci sono pochissime eccezioni. Nei Peanuts e in Mafalda, ad esempio, a serie iniziata nascono dei nuovi personaggi, che all'inizio sono piccoli, man mano crescono, ma raggiunto un certo punto si fermano. A parte questo, una serie di fumetti la si può tranquillamente leggere in ordine sparso, perché difficilmente ci sono riferimenti cronologici con episodi precedenti (ci sono anche lì, ovvio, ma a volte sono nascosti e ininfluenti). Un esempio di serialità letteraria di tipo fumettistico, che cioè presenta personaggi fermi nel tempo (e in un tempo fermo a sua volta) è l'opera di Wodehouse, formata da tre o quattro filoni principali, collegati tra loro, con personaggi intercambiabili ma immutabili, senza età. Anche lì c'è comunque una sequenzialità, anche se blanda. Insomma, la serialità sarà un'àncora di salvezza per gli scrittori. Sarà solo un modo per vendere di più perché il pubblico si affeziona ai personaggi e finisce per perdonare se una storia non è all'altezza di un'altra. Sarà un modo per continuare a raccontare sempre la stessa storia. In fondo è così da sempre: anche i miti classici erano formati da episodi riguardanti gli stessi personaggi. Anche gli eroi omerici o gli dei dell'Olimpo erano in fondo seriali.

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