mercoledì 8 ottobre 2008

SPULCIATURE

"Immagino che abbiate presente gli sfortunati vegliardi che sono invecchiati dedicando generosamente la vita a un'arte. Ce l'hanno con tutti. [...] Vorrebbero che la brevissima porzione di vita che rimane loro fosse una ripetizione della lunga porzione precedente. Si infiammano e si adirano per nulla, si lamentano di qualsiasi cosa. Vogliono tenere le redini di tutto e portano tutti alla disperazione. Non sono mai soddisfatti di niente e di nessuno. Io sono uno di loro." Orhan Pamuk, "Il mio nome è rosso".
E invece la vita corre diversamente, e di vite consecutive ci tocca viverne, nella stessa, tante e tante, non tutte come le vorremmo, con personaggi diversi, con ruoli diversi, niente resta uguale se non quello che vorremmo cambiasse e non riusciamo a cambiare. Per ripensare, ovviamente in ritardo, al momento in cui avremmo potuto farlo. Non è poi così male che non si viva tutta la vita la stessa vita. In fondo significa non sopravvivere a se stessi.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

malta, sei un grande. l'idea di essere uno e molti e' alla base della comprensione (?) della vita stessa. solo che chi ne prende consapevolezza e' condannato all'altrove. ricordi quel vecchio adagio? la vita e' altrove la vita e' altrove la vita e' altrove. e cosi' via.

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